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Nasce nel 1972 per volontà di un gruppo di Attori che, oltre a costituire il nucleo centrale della Compagnia Spettacoli Musicali "Città di Verona" nella trentennale Rivista dei Rava , ha fatto parte di altre compagnie di prosa. A questa nuova aggregazione, che basa la sua coesione sull'identità di vedute nelle scelte del repertorio, si dà il nome di "Renato Simoni".
Attualmente la compagine è formata da 25 fra attori e tecnici e l'inevitabile avvicendamento è sempre più selettivo in quanto può avvalersi di elementi già preparati in scuole di recitazione cittadine.
Il repertorio è costituito da due filoni: quello del teatro dialettale come ricerca e mantenimento delle proprie tradizioni e quello del teatro in lingua come studio degli autori classici e contemporanei. I metodi espressivi sono quelli del teatro tradizionale, come pure tradizionale è la lettura dei testi.
La compagnia è iscritta alla Federazione Italiana Teatro Amatori (F.I.T.A.)
Presidente responsabile: Maurizio Ravazzin
Amministratore: Otello Bellamoli
Direttrice artistica: Luciana Ravazzin
Collaboratore per le musiche: m° Giannantonio Mutto
La compagnia gestisce in proprio un laboratorio scenografico che realizza e da qualche anno progetta le scenografie, avvalendosi di collaborazioni interne alla compagnia:
il Laboratorio delle Grazie la cui direzione è affidata a Maurizio Ravazzin
Se li conosci, puoi scoprire tutti i ruoli sostenuti dai vari interpreti |
Inizia con questa uscita una nuova rubrica di Veronateatro. Di mese in mese andremo alla scoperta delle giovani promesse del teatro veronese che militano nelle diverse compagini cittadine. Conosceremo cosa vedono o cercano nel teatro, perché la scelta di una data compagnia, la formazione che hanno avuto o che vorrebbero fare, quale tipo di teatro prediligono, se a Verona c'è o non c'è, quali sono i modelli di attori, quali autori, il perché di una scelta amatoriale e non tentare la via professionale, quali impegni e quali soddisfazioni, quali le prospettive per il futuro …E capire perch é sono sempre meno i giovani che vanno a teatro, ma sempre di più quelli che lo voglio fare.
Il vivaio sempre verde della Compagnia Renato Simoni
I ragazzi di Luciana passione, curiosità, ricerca, crescita e libertà, sacrifici e seduzioni.
E' presso la sede del Gimnasium Teatrale di Luciana Ravazzin che incontriamo il nutrito gruppo dei giovani attori della Compagnia Teatrale Renato Simoni (mancavano tra l'altro Nicola Zardini, Carlo Cappiotti e Daniele Partelli), una delle compagini veronesi che maggiormente e da sempre lavora con i giovani. Non a caso, dato che Luciana da anni opera nell'insegnamento e la Compagnia è per molti suoi allievi un ambiente dove approdare dopo il ciclo formativo, per altri invece è un trampolino per successivi slanci …
- Quale è stata la molla che ha portato a fare teatro? Federica Fraccascia , giovane ma oramai “vecchia” presenza e pilastro del gruppo, risponde “Per me è stata passione pura . Qualche anno fa non era come ora che ci sono diverse possibilità di corsi a vari titoli. Allora c'era solo il CEA, e lì conobbi Luciana". Alessandro Ravazzin , il cui cognome tradisce l'appartenenza al casato, invece confida che si è trattato di curiosità : “Nella mia famiglia in molti si sono cimentati nel teatro, volevo capire cosa c'era sotto. Poi alla curiosità è subentrata la passione ”. Per Valerio Buffacchi invece non si è trattato né di passione né di curiosità per il teatro, ma quasi di una scelta terapeutica : “Il teatro ti pone a confronto con il personaggio, tirando fuori quello che sei realmente”. “Da giovane ho dovuto scontrarmi con la mia innata timidezza - aggiunge Cecilia Comencini - Ma il mio istinto mi portava sin da bambina a crearmi delle storie ed esprimermi col corpo davanti allo specchio. Mia mamma se ne accorse e mi iscrisse ad un corso di mimo. Il teatro dà la possibilità di esprimersi sotto altre forme, dà la possibilità di farsi comunque accettare ”. “Per me si è trattato di vincere un mio limite - confida Alessandro Gerbino. - Ho sempre amato cantare, ma l'idea di salire su un palco mi bloccava. Mi sono quindi iscritto al Gimnasium Teatrale ed ora eccomi qui ”. Per Fabio Bejato è nato tutto in famiglia : “I miei genitori m i portavano spesso a vedere il teatro e l'opera. Poi la cosa è cresciuta in me: amo la letteratura, ma poi io ho capito che il testo portato in vita è molto più affascinante rispetto il testo letto ”. Luca Giacomelli invece racconta come sin da piccolo sentiva l'impulso di recitare : “Mi ricordo che, quando i parenti venivano a cena a casa mia, li obbligavo ad assistere a scenette che allestivo per l'occasione”. “Anche per me è stato così - gli fa eco Elena Salonini - sin dall'asilo quando si trattava di fare scenette io ero sempre la prima. Usavo i vestiti di mia mamma e mi inventavo storie, costringendo tutti ad assistere. Poi alle medie non avevo più queste occasioni che da bambina invece si creavano e tutto si è assopito, ma mi è bastato andare a vedere uno spettacolo teatrale alle medie per rivitalizzare tutto e mi sono iscritta al CEA. Il teatro mi ha insegnato a mettermi in gioco e questo mi ha cambiato moltissimo sul piano umano. ”. Situazione opposta per Gianpiero Campagnari “Per me, al contrario, sono arrivato al teatro più per una ricerca, un tentativo fatto come tanti altri per trovare una mia dimensione in cui incanalare le mie energia e creatività ”.
- Perché una scelta di teatro amatoriale e non tentare da bravi giovani la via professionale ? Dimostra concretezza Margherita Partelli dicendo “il teatro è una passione, ma la vita è fatta di tante altre cose e obblighi verso altre persone. L'impegno professionale è invece totalitario ”. Concorda Cecilia: “Il bello del teatro amatoriale è che lo si fa per passione, la compagnia per noi non è solo recitare ma è anche e soprattutto un gruppo di amici . Si rimane sino a che ci si trova bene. La cosa non è così sempre vera nel mondo professionale ”. Valerio pone la questione della libert à dell'amatoriale: ”Io sto facendo del teatro la mia ragione di vita, sia come studi che come tempo libero, ma ho scelto la dimensione amatoriale perché mi sembra una alternativa che sta a metà strada tra il teatro d'avanguardia e quello tradizionale . L'attore amatoriale è più libero di esprimere le proprie emozioni, in quanto meno ingessato dalle tecniche accademiche apprese o dai dettami della produzione. L'amatoriale può vivere il teatro come crescita individuale in modo più spiccato rispetto al professionista. ” Federica ammette: “Io sono nel teatro amatoriale solo perch é ho iniziato tardi. Il mio sogno sarebbe stato quello di essere attrice professionista. Comunque conosco molta gente che ha tentato la strada del professionismo, frequentando le Accademie, ma ora vedo che pur essendo ottimamente formata, fa molto meno teatro di me, non accettando l'idea di recitare gratis. Io invece ho la possibilità di fare molto teatro e continuare a crescere e migliorarmi , senza l'ossessione di dover portare a casa la pagnotta a fine mese."
- Come coniugate gli impegni della Compagnia con la propria vita personale? Margherita ammette che si devono fare molti sacrifici, si rinuncia a serate con amici “Ma quando una cosa piace si fa volentieri”. “Quando ero studente era m eno faticoso - riconosce Federica - ora che lavoro è più dura. Non sono le rinunce che mi pesano, ma proprio la fatica fisica : smettere di lavorare e poi sostenere due ore di prove è uno svuotamento di energia". Di parere opposto invece Alessandro Gerbino: “Per me le prove sono una valvola di sfogo, mi diverto e convoglio lo stress accumulato durante la giornata. Certo, magari alla fine sono fisicamente stanco, ma vado a letto pi ù rilassato e alla mattina mi ritrovo più fresco ”.
- Come giudicate il teatro che viene proposto a Verona ? Valerio lo definisce una scuola, un esempio da osservare e studiare, per Federica invece si tratta di seduzione: “Sono affascinata dal Grande Teatro ed il Teatro Romano è sempre una cosa magica ”. Opposto il parere di Gerbino che trovo “stagnante” il grande teatro che passa in citt à. “Devo ammettere per ò - interviene Margherita - che i professionisti hanno una energia, una presenza scenica maggiore rispetto a noi amatoriali ”. Fabio riconduce il discorso al teatro amatoriale che si vede a Verona: “Trovo irritante la scarsa propensione che hanno gli amatoriali alla sperimentazione , sembra quasi che siano condannati a fare sempre le stesse cose. Non so se la colpa sia nelle Compagnie che non vogliono rischiare o nel pubblico che viene che non è preparato ”. Federica osserva come in realt à la Renato Simoni ha saputo proporre negli anni un po' di tutto, dai collaudati Goldoni e Shakespeare, a commedie musicali, passando per autori desueti come Giacosa o Nicodemi, incontrando sempre i favori del pubblico: “E' per questo che trovo soddisfazione recitare con questa compagnia”
di Andrea Castelletti
Da Veron@teatro di novembre 2005 |