Tartufo

tar 16_07_28 tar 16_07_26Ecco una commedia che ha fatto molto rumore e che è stata a lungo perseguitata; e le persone che qui prendo di mira hanno mostrato chiaramente di essere in Francia molto più potenti di tutte quelle che avevo preso di mira fino ad ora. I marchesi, le donne saccenti, i cornuti e i medici, hanno sopportato con dolcezza di vedersi rappresentati e hanno finto di divertirsi, come tutti gli altri, di fronte al ritratto che ne avevo fatto. Ma gli ipocriti non scherzano su certe cose e si sono subito inferociti, giudicando strano che io avessi l’audacia di riprodurre le loro doppiezze e di descrivere un modo di vivere che coinvolge tanta gente per bene.

Non sono parole mie, ma di Molière… e poi, via, queste reazioni si potevano avere solo nella Francia di allora!

Ecco perché con molta serenità mi accingo a mettere in scena questo capolavoro: nell’Italia di adesso non si sa cosa sia l’ipocrisia… e certo non vorrei fare scuola e dare consigli così cattivi da rischiare di essere denunciato per induzione alla corruzione.

Si tratta solo di una commedia in cui l’ipocrita Tartufo agisce circondato da una bella compagnia di tanti come lui: alcuni più simpatici, altri veri imbecilli, qualcuno un po’ saccente, qualche altra più disincantata. Ma suvvia: non preoccupiamoci, è “solo” una commedia (e nel teatro antico “ipocrita” significava appunto “attore”)! Nella realtà non è così … è PEGGIO!

Quando ho scelto di mettere in scena TARTUFO di Molière, sono andato col ricordo al 31 maggio 1959, quando Virgilio Beltrami, allora primo in Italia dopo Memo Benassi, realizzò all’Auditorium Montemezzi questo lavoro con dei filodrammatici veronesi, tra i quali Luciana Ravazzin e Renato Veronese e Ada Manfredi: a Lui, a Loro e a tutti gli altri artefici di quello spettacolo vada il nostro grato ricordo per lo straordinario amore profuso per il teatro e per il solco che hanno saputo tracciare, nel quale ancora osiamo camminare. E questa non è davvero ipocrisia.

Maurizio

La futura edizione del 2016

LA SIGNORA PERNELLA, madre di Orgone: Titti D’Amico / Mariella Placchi

ORGONE, marito di Elmira: Otello Bellamoli

ELMIRA, moglie di Orgone: Delia De March

DAMIDE, figlio di Orgone: Michele Lanza

MARIANNA, figlia di Orgone: Giulia Basso / Isabella Bicego

VALERIO, promesso sposo di Marianna: Niccolò Da Pra

CLARICE, cognata di Orgone: Marina Prestigiacomo / Simonetta Tezza

TARTUFO, falso devoto: Alessandro Ravazzin

DORINA, governante di Marianna:  Flavia Travasa / Noemi Uccello

Regia: Maurizio Ravazzin

Scene, attrezzeria e costumi: Laboratorio delle Grazie (Mariella Placchi, Alessandro e Maurizio Ravazzin, Marino Trevisani)

Tecnico: Carlo Tarallo

Vai alla Galleria foto: Tartufo

Edizione del 1959

LA SIGNORA PERNELLA, madre di Orgone: Ada Manfredi

ORGONE, marito di Elmira: Renato Veronese

ELMIRA, moglie di Orgone: Luciana Ravazzin

DAMIDE, figlio di Orgone: Sandro Manara

MARIANNA, figlia di Orgone: Ivana Corradini

VALERIO, promesso sposo di Marianna: Armando Bonaldi

CLEANTE, cognato di Orgone: Nerino Natali

TARTUFO, falso devoto: Virgilio Beltrami

DORINA, governante di Marianna: Renata Fiorio

IL SIGNOR LEALE: Renzo Ciccarelli

L’UFFICIALE GIUDIZIARIO: Renato Alverà

Regia: Virgilio Beltrami

Scene: Bepi Antoniazzi

Costumi: Adriana Zaccaria (confezionati dalla Casa “Meneghetti”)